
Progetto per una manifestazione privata in spazio pubblico: corteo per 40 solisti nelle vie della città.
Ciascun performer trasporta -in solitaria- un cartello affisso su di una lunga asta di legno. Il performer decide quale tragitto percorrere e al termine abbandona
il cartello nella città.
Una protesta contro uno stato d’animo, più che contro uno specifico provvedimento politico. Contro la condizione di rassegnazione a cui siamo costretti dallo squallore del panorama politico e dalla precaria situazione economica.
Su ciascun cartello è impresso un breve slogan che con pari ironia e sfinimento, presta voce a questo stato di agitazione personale.
“Blocco servizio per agitazione personale”: frase apparsa sulle pensiline dell’Azienda di Trasporto Pubblico di Bologna, in occasione dello sciopero del 12 marzo 2010 (archivio em).
Agitazione personale: incontro verbale che racchiude in modo esemplare una percezione che mi appartiene e che forse è generazionale. Un movimento collettivo che si è arenato in un’inquietudine tutta individuale, un’energia trattenuta per scarsità di aspettative. Dal silenzio alla rabbia agita: andata e ritorno.
Le incertezze del sistema economico e sociopolitico si sono innestate sottopelle e mutate in una sindrome da disillusione preventiva.
Il progetto vuole essere una piccola, parziale valvola di sfogo: il tentativo di socializzare e condividere pubblicamente un’inquietudine. I cartelli applicati su bastoni ‘telescopici’ sono il tentativo spavaldo –e per questo parzialmente disfuzionale- di potenziare il messaggio e rivendicare una visibilità altrimenti negata.
Una protesta contro una rassegnazione mentale alla quale è fin troppo facile adeguarsi.
La disillusione ci rende inoffensivi, meno pericolosi.
Agitazione personale: incontro verbale che racchiude in modo esemplare una percezione che mi appartiene e che forse è generazionale. Un movimento collettivo che si è arenato in un’inquietudine tutta individuale, un’energia trattenuta per scarsità di aspettative. Dal silenzio alla rabbia agita: andata e ritorno.
Le incertezze del sistema economico e sociopolitico si sono innestate sottopelle e mutate in una sindrome da disillusione preventiva.
Il progetto vuole essere una piccola, parziale valvola di sfogo: il tentativo di socializzare e condividere pubblicamente un’inquietudine. I cartelli applicati su bastoni ‘telescopici’ sono il tentativo spavaldo –e per questo parzialmente disfuzionale- di potenziare il messaggio e rivendicare una visibilità altrimenti negata.
Una protesta contro una rassegnazione mentale alla quale è fin troppo facile adeguarsi.
La disillusione ci rende inoffensivi, meno pericolosi.
